Hai una kopča?

Avete presente quelle parole che vi fanno schifo, ma proprio schifo? Quelle che non vorreste esistessero nella vostra lingua? Quelle che brucereste e spazzereste via dalla faccia della terra con estremo disprezzo? Ecco. Per me una di queste parole è “mollettone” (aka, pinza per capelli, altrettanto brutto). Disgustorama. Disgustomatico!

Ma facciamo un passo indietro.

A casa mia si sono sempre parlate due lingue: italiano e croato. Mio papà è italiano e mia mamma è croata ma entrambi parlano entrambe le lingue, anche se a livelli diversi. Per esempio mia mamma parla italiano perfettamente e mio papà parla croato tipo io così parlare mucho benisimo. Si salva perché è simpatico.

Come nella maggior parte delle famiglie bilingui, anche noi mischiamo le lingue quando parliamo, ma il tutto funziona in modo quasi scientifico: si usa la lingua appropriata a seconda dell’interlocutore e, nel caso di mia mamma, anche a seconda del livello di incazzatura. Con mia mamma croato, con mio papà italiano. Con mia sorella (piuppiccola) parlo in italiano se siamo da sole, in croato se c’è madre. Ne risultano conversazioni che sono apparentemente complicate ma in verità sono orchestrate secondo uno schema preciso. Sta di fatto che un italiano spesso e volentieri capirebbe solo quello che dice mio papà. Segue esempio esplicativo:
Papà: Hai prenotato la visita medica?
[Seguono cinque o sei frasi in croato. Fate finta di leggere tante consonanti tutte di fila, qualche U e un po’ di lettere fantasiose come Đ, Ž, e Ć]
Papà: Ma se ci metto gli alberi non sembra di essere in alta montagna.

In ogni caso sono relativamente pochi i casi in cui mischiamo le lingue all’interno della stessa frase. C’è però un caso particolare, o meglio, una categoria di casi particolari per cui sia io sia i miei familiari inseriamo parole di un’altra lingua. Questa categoria è la categoria dello schifo, anche detta “tutte quelle parole che suonano bene in una lingua ma che nell’altra proprio non si possono sentire quindi non fatemi il processo”. Tra queste parole c’è quell’obbrobrio che è “mollettone”, per la quale ho avuto una tale avversione fin da piccola che per anni non me la ricordavo proprio, continuavo ad ri-impararla e ogni singola volta pensavo “ecco perché non me la ricordavo, perché sarebbe meglio se non esistesse”. Quindi, ogni volta che mi serviva un *ahem*, chiedevo a mia sorella “hai una kopča?”. Ancora oggi lo dico e lo dico apposta, non perché sono confusa o non mi ricordo o non so l’italiano bene come un monolingue, ma perché così mi suona meglio.

Non avete mai provato una tale avversione per un nome comune di cosa? Mi spiace per voi, perché non proverete mai la piccola, singolare gioia di togliergli lo scopo di esistere ogni volta che pronunciate quel delizioso bocconcino di cioccolato fondente con scaglie di mandorla e canditi all’arancia che è “kopča” (pronunciato /copcia/, la O è chiusa). Provate con me… KOPČA.

P.S.: nella foto sto dicendo “kopča” mentre mia cugina mi guarda dubbiosa.

Kopca

 

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