Usi e costumi del caffè – in Croazia

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Una piazza di Zagabria in una mattina qualunque durante la settimana.

Rispetto a quello che succede quando sono in Italia, la mia esperienza col caffè è molto più rilassata quando sono a Hvar, a Split o a Zagreb (per gli eretici, rispettivamente, Lesina, Spalato e Zagabria).

La differenza più evidente per un italiano che arriva in Croazia è che lì i bar hanno infiniti tavolini esterni e sono sempre pieni. Sole a picco? Pieni. Pioggia? Pieni. Neve? Plaid, caloriferi e via, di nuovo pieni. L’ora in cui tutti dovrebbero lavorare? Pieni, sembra che nessuno lavori.

Il segreto dietro questa apparente dipendenza da caffeina è che, per i croati, “andare a bere un caffè” non significa stare in piedi davanti alla macchinetta o al banco, ma sedersi con qualunque conoscente ci sia a portata di mano e impegnarsi a non finire il caffè prima che siano passati almeno venti minuti. Se prendete un espresso non dovete per nessuna ragione finirlo subito, dovete centellinare il contenuto della tazzina il più a lungo possibile; se no potrebbe succedervi come a me quando per sbaglio l’ho mandato giù tutto d’un fiato e sono stata guardata con estrema incredulità: “Ma come fai a berlo così in fretta?” mi hanno chiesto.

L’abitudine di sedersi per bere il caffè porta con sé diverse conseguenze: è raro che si prenda da bere qualcosa di più corto di un cappuccino, molte riunioni di lavoro avvengono al bar e, forse la cosa più spaventosa, bisogna socializzare.

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